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Schema Riassuntivo Formazione Religiosa

Formazione Religiosa Preliminare
 
     Orientamento Religioso Preliminare

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Conversione Religiosa Compiuta

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  Conversione religiosa compiuta:

  Fase Propedeutica:
 
 
 

Descrizione   Attività    Documenti
  L’azione protreptica ha fatto emergere una nuova conoscenza nel soggetto, l’adesione a questa conoscenza ha prodotto una nuova coscienza, una nuova visione della realtà, del mondo, dell’uomo, conforme allo spirito religioso romano-italiano. L’animvs si trova ora ad un punto critico, in una situazione liminare. La nuova coscienza determina una polarizzazione rispetto ai contenuti coscienziali, alle opinioni e alle tendenze precedenti, perciò anche nei confronti della condotta di vita tenuta. La polarizzazione determina anche un conflitto fra la nuova tendenza razionale e religiosa e la vecchia tendenza irrazionale e irreligiosa, fra la ragione e il senso, il conflitto determina necessariamente una crisi, la quale assume diverse forme e gradi. La crisi viene affrontata e superata costruttivamente mediante l’azione propedeutica, nella quale, attraverso il dialogo ironico-catartico la ragione del soggetto è portata ad imporsi alle tendenze irrazionali e profane che la sviano e la indirizzano alla vita non religiosa, superba e viziosa. L’azione catartica si conclude con la costituzione dell’istanza-motivazione religiosa, con la precisa determinazione della volontà a condurre l’anima, decisamente e definitivamente, nel senso della conversione intellettiva-volitiva e della vita religiosa inerente.

Il soggetto che ha realizzato la coscienza religiosa deve giungere a disprezzare completamente, e dunque a rifiutare senza compromessi, tutte le tendenze individualistiche, superbe, profane e viziose, deve cessare di subire l’inclinazione giustificatoria maligna che viene dai demoni. Se vuole raggiungere la conversione e l’allineamento con la sapienza e la volontà divina e, dunque, stabilizzarsi nel Bene e nel Giusto, uno sforzo per innalzarsi, e per troncare la soggezione al sensibile, deve essere compiuto. A questo punto dell’itinerario religioso preliminare occorre oltrepassare il guado, ma diverse deviazioni sono possibili in questa fase. Diverse persone rischiano di perdersi, di rimanere confinate nella “schizofrenia” dello stato descritto, di perdurare nella giustificazione superba della loro debolezza, della loro ignoranza, di giacere nell’illusione prodotta da fantasia e erudizione, di continuare a presumere di essere buone e giuste, di ritenere di sapere cosa va fatto e cosa non va fatto. Non vi sono scappatoie, la volontà deve essere determinata in senso religioso, ogni conflitto fra ragione e tendenza irrazionale deve essere superato, così come i conflitti esistenti fra pensiero e azione, contenuti della coscienza e condotta di vita.

Il soggetto è invitato al dialogo, se l’invito è accolto può essere definito accogliente, perciò viene immesso ad un esercizio dialettico soggettivo finalizzato ad assumere, direttamente e essenzialmente, gli insegnamenti oggettivi ricevuti nella fase protreptica. L’introspezione e la riflessione, guidate dalla direzione spirituale del dialettico, consentono di verificare lo stato dell’animo in rapporto alla misura di verità e giustizia descritta. L’azione dialogica si dispiega nei due momenti fondamentali del dialogo catartico, su cui fonda il procedimento ironico: il momento aporetico e il momento elenchico.

Il momento aporetico del dialogo è caratterizzato dall’azione che fa emergere l’infondatezza ontologica, epistemica, dialettica e molto spesso anche logica, delle opinioni e delle convinzioni del soggetto, sulle quali egli fonda coscienza e azione di vita. L’evidenziazione degli errori, delle contraddizioni, delle incoerenze presenti nelle opinioni che l’animo ritiene “vere”, circa la sua identità, il suo bene, la giusta condotta di vita, porta alla luce la dipsichia da cui il soggetto è afflitto e il disordine presente nella sua vita pratica.

Nel momento elenchico si attua la radicale confutazione di tutte le opinioni false del soggetto, relativamente al reale, al bene, alla giustizia, alla sua identità, ecc., in tal modo viene svelata la radicale ignoranza e la superbia che ne deriva, la presunzione di conoscere il vero e il giusto, l’illusione di condurre una vita buona, secondo giustizia. Quando vengono poste in risalto le contraddizioni fra essere e agire, ed evidenziate in modo specifico l’ignoranza radicale, la superbia che ne deriva e la condotta viziosa che questa produce, il soggetto deve giungere alla visone immediata del suo stato. Questa visione è favorita in special modo dall’indicazione diretta della natura ultima dell’ego psichico dello stato di veglia.

Il dialogo ironico, una volta confutata l’erroneità di ogni visione che non coincida con quella di Dio e di ogni azione che non coincida con la Sua volontà, mostra la natura della Sapienza e del Bene. Perciò, se l’azione dialettica è rettamente compiuta, il soggetto riconosce la sua radicale ignoranza e la conseguente superbia, quindi anche la sua infima malignità. Il giusto compimento dell’azione dialogica propedeutica prevede che il soggetto effettui una presa di coscienza immediata, sovrariflessiva, della sua completa ignoranza e di conseguenza del fondamento su cui poggia la sua superbia, ciò innesca uno sdegno, un disprezzo ontologico completo per questi stati e per quanto su di essi fonda. Inoltre, contestualmente alla visione, si determina una reazione della volontà, volta ad abbandonare ogni indirizzo, interno ed esterno, basato sulla superbia. La fides-credo, la modestia e l’amor sapientiae,  si costituiscono nello stesso istante in cui l’illusione di sapere cessa e la visione conforme a realtà sorge.

La spogliazione, la semplificazione del soggetto reale, lo mette a nudo, ciò gli consente di effettuare il primo atto di autoconoscenza, e di realizzare il primo rientro in sé, ricostituendo quella elementare presenza a se stesso, quella gravitas iniziale che è alla base della completa risoluzione dell’alienazione dell’animvs nel corpo e nella vita sensibile.

Fino a quando il processo catartico non è completato dovutamente la istanza-motivazione religiosa descritta non si determina, la conversione non può avere luogo e l’animo non può ricevere adeguatamente la luce trascendente del Verbo Patrio, perché il suo occhio è accecato dalla malia della ignoranza-superbia, del corpo e del senso.

Durante la fase propedeutica possono presentarsi diversi problemi, man mano che la crisi catartica procede. Passare dall’identità fondata sull’ego sensibile-corporeo, da quell’ego che si identifica al corpo, che vive come se fosse un corpo, che si illude di essere nato un tal giorno e di dover morire in un tal giorno, all’identità fondata sull’ego razionale-animico, che non è corporeo, né mortale, che trascende la polarità dell’ombra e del senso, non è certo facile, né immediato. Comunque, alla fine del processo catartico la falsa identità del soggetto che si è presentato al dialogo, deve essere stata sospesa, anche per un solo istante, il soggetto deve aver visto la sua vera natura in modo immediato, anche solo in un lampo fulmineo. Su questa esperienza fonda un nuovo senso di essere, una posizione dell’animo completamente diversa, il soggetto non si limita più a rappresentarsi ciò che è, come avviene  nella statuizione nella coscienza religiosa alla fine dell’azione protreptica, ma è stabilito in uno stato d’essere nuovo. Una volta che l’animvs è stato destato dal sonno della coscienza sensibile ed è stato reso sobrio dalla ubriacatura del corpo mortale, l’ego ombra, somatico-empirico, mortale, viene oggettivato ed è visto come altro da sé.

In questo nuovo stato ontologico, la visione dell’Essere, del mondo, della vita è completamente rivoluzionata e rettificata, e con essa la gerarchia dei valori e perciò anche degli amabili. L’ostacolo fondamentale, per l’attuazione di questo risultato, è la superbia, fondata sull’ignoranza, una superbia alimentata dall’amore della falsa identità “io sono questo corpo”, e dall’attaccamento alle opinioni fondate su tale ignoranza-superbia. Nel processo che riduce a nulla la superbia si presentano difficoltà diverse di tipo psicologico, morale, sociale, oltreché spirituale. Demolire le opinioni false del soggetto equivale a demolire l’identità che su di esse si fonda, ciò genera un senso di “morte”, di annientamento che può tradursi in reazioni di carattere deviato che fanno abortire il processo di estrazione dell’animvs dall’hvmvs esistenziale. I moti prodotti sono suscitati dai demoni sublunari che impediscono che il soggetto sia sottratto al loro dominio, le reazioni sono dunque spesso incoscienti e si dispiegano dalla difesa ostinata all’attacco ostile, dall’elusione alla giustificazione, dall’indifferenza alla reazione perturbata e depressiva. Molto difficilmente il processo si svolge in completa serenità e lucidità, nella continuità della luce apollinea della ragione.

Se il soggetto non accoglie l’azione ironico-catartica e tende ad arroccarsi seguendo la suggestione dei demoni, la superbia permane e si rafforza. L’individuo, invece di procedere a comprendere, si rifugia nell’amor proprio e nella presunzione di essere e di sapere e tenta ogni difesa dell’ego somatico mortale, al quale si identifica illusoriamente. In queste azioni l’animo non si rende conto di essere dominato da demoni inferi che erigono un muro di silenzio o di opinazione critica, palese e occulta, che insinuano il dubbio, che inducono la scepsi, la giustificazione, ecc.. Per questi diversi problemi e difficoltà sono adottati esercizi e azioni intermedie che favoriscono il retto incedere dell’animo nel processo di purificazione preliminare, necessario all’acquisizione dello stato per il retto accesso alla religione e all’anabasi in essa implicita.

Quando l’azione propedeutica procede in modo regolare, la crisi viene a maturazione e la catarsi si compie in modo equilibrato. La denudazione dell’animo riconduce il soggetto a sé, la scoperta immediata della ignoranza-illusione e della superbia che lo affligge determina un atto iniziale di umiltà, dal quale sorge il disprezzo per la presunzione che caratterizza la superbia e fissa la volontà nel senso di una rinuncia definitiva all’attività opinativa vuota e falsa fondata sulla illusione del superbo. L’animo, in virtù del primo atto effettivo di autoconoscenza, realizza di “sapere di non sapere”, perciò dopo il primo atto di umiltà può stabilirsi nella modestia elementare, attraverso il riconoscimento del suo stato limitato e fallace, privo di conoscenza e di bontà. Solo dopo questo risultato l’animo può indirizzarsi adeguatamente a ricevere la Sapientia Divina dei Maiores, mosso da quell’amore di sapienza e giustizia che si è costituito dopo aver deposto la presunzione di sapere e dopo aver riconosciuto la sua radicale ignoranza. Nel nuovo status, l’identità precedente, “il morto”, crea sdegno, il ricadere nell’identità corporea e sensibile, nell’allucinazione che ne deriva, nella illusione di nascita e morte, genera ripulsa e un moto imperioso di distacco e di dominio. Allo stesso tempo si  produce un’ardente protensione all’Essere, alla trascendenza di nascita e morte, e perciò si genera una determinazione della volontà a non ricadere mai più nell’ignoranza, nella superbia, nella morte, ad abbandonare la vita viziosa, volta al male, ad assumere la vita religiosa completamente, senza indugio, per realizzare compiutamente virtvs e sapientia e, dunque, il Svmmvm Bonvm.

Il soggetto motivato ha dunque determinato la sua volontà in senso religioso, ha dato perciò inizio alla rimozione attiva e metodica della tendenza che si oppone al Bene e al Fatvm, ha posto le basi per vincere definitivamente la superbia e la soggezione ai demoni inferi, così come il desiderio di approvazione e gratificazione dell’individuo mortale. Quando il principio della conversione si è stabilito, il soggetto non pone più in sé il principio di autorità, né nel suo senso, né nella sua ragione il criterio di verità, ma conosciute le operazioni superbe delle sue facoltà, le arresta e le rettifica, ponendo il criterio di verità nella Sapientia Divina e il principio di autorità in Dio Padre. Mediante la fides, la Sapientia Maiorvm diventa l’unico riferimento di ogni atto dell’animo, ad essa il soggetto si unifica fermamente mediante l’amor e il timor Dei.

L’azione propedeutica consente di rettificare e di trascendere l’irregolarità che caratterizza diversi gruppuscoli e individui, che presumono di aver accesso alla religione romano-italiana regolarmente, senza poggiare sullo statuto che il divvs Scipio indica al soggetto, per dare inizio all’anabasi civile e religiosa, che il vir religioso romano deve compiere per accedere alla Gloria Eterna. In determinati ambienti spesso viene compiuto un processo inverso a quello descritto. L’irregolare accesso alla religione, senza catarsi dell’animo, della ragione e della volontà, non consente di sospendere l’adesione alla falsa identità carnale e alla superbia inerente. Nello stato di ignoranza-superbia l’individuo si produce in una vera e propria profanazione del deposito della tradizione divina e senza ritegno si applica ad azioni sacrileghe.

La pietas regolare richiede una data qualificazione, i creduli e i superstiziosi, gli illusi e i presentuosi non potranno accedere alla religione, nonostante ritengano il contrario.

 
Attività
 


Documenti

 







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