Il soggetto che ha realizzato la motivazione religiosa, e la fides iniziale, è ancora assai instabile. La prima emergenza dell’animvs dal corpvs non è certo la sua emancipazione definitiva dall’umano, la quale sarà ottenuta solo nel pieno possesso della tranqvillitas animi e della prvdentia, perciò il regresso alla situazione precedente è sempre incombente. Il soggetto ha costituito il credo iniziale ed è proteso al credere compiuto, ma manca della retta conoscenza opinativa della verità e della giustizia divina, rigettato l’appoggio delle false opinioni, ma non essendo stabile sul nuovo affidabile fondamento della Sapientia Maiorvm, la ragione si trova in una situazione precaria. L’animo vede riemergere di continuo un cogitare improprio, un opinare vuoto, sa che ogni operare delle facoltà dell’anima dovrebbe essere fatto rientrare nella modestia e nella fede, sa inoltre che l’esercizio del giudizio dovrebbe essere limitato al minimo, ed effettuato solo nei casi in cui vi sia certezza di giudicare in maniera retta.
La sospensione definitiva dell’empeiria-doxa, e dell’attività opinativa della ragione sofistica, è un risultato arduo da conseguire, ma indispensabile per accedere alla Sapientia Divina dopo aver realizzato la recta opinio. Per raggiungere un tale risultato occorre che il soggetto voglia con tutto se stesso stare ancorato alla misura divina, alla norma di verità e giustizia, al Mos Maiorvm, e disprezzi con tutto se stesso qualsiasi operazione individualistica e umana, che provenga da sé o da qualsiasi altro soggetto. L’animvs religiosvs cerca la sottomissione attiva della sua ragione all’Intelletto Divino, alla Sapientia Divina presente nel Verbo Sacro dei Maiores, affinché ogni atto della ragione avvenga nella fides, e non si discosti dalla Prvdentia Maiorvm.
Per evitare che il soggetto regredisca, in questa fase gli vengono insegnate, in modo elementare, alcune discipline interne, atte a fissare lo statvs conseguito dall’animvs. Inoltre l’intera persona è indirizzata ad un preliminare regime di vita religioso, una basilare cultura religiosa che introduce alla completa esistenza rituale. A questi elementi segue la disciplina di stabilizzazione della fides, infine viene effettuata la preparazione basilare per l’accesso regolare all’Athenaevm Italicvm A.M.V.S..
All’animvs rientrato in sé, vengono fornite le prime “armi” per condurre il bellvm interiore, esso viene sostenuto con la disciplina iniziale della gravitas, che preserva la dignitas conseguita con la catarsi e favorisce la permanenza in sé del soggetto; il distacco dall’identità sensibile è favorito dalla castitas, e l’imposizione della volontà alle tendenze contrarie alla fides-credo è sostenuta dalla firmitas. Su questi tre pilastri della disciplina iniziale, fonda anche il primo regime di purità e temperanza, che ha lo scopo di attenuare l’ascendenza che il corpo e la vita sensibile hanno sulla ragione. A quest’ultimo si affiancano le prime indicazioni metodiche per la disciplina della conoscenza, per cui si spiegano i tre passi dello stvdivm, ossia la lectio, la meditatio e la contemplatio. Inoltre viene indicato un ritmo di vita più conforme all’ordine cosmico, in linea con gli usi religiosi romano-italiani, perciò la persona viene avviata alla elementare ritualizzazione del tempo, dal giorno all’anno. Infine viene consigliata una condotta civile elementare, con una indicazione sulla misura dell’avere per disporsi ad un retto censo, secondo giustizia, con una rettificazione dell’inclinazione al labor, incompatibile con la disciplina della virtvs e della sapientia, con una specificazione della scelta delle frequentazioni sociali e delle amicizie, in quanto sia la solitudine che la compagnia di persone non religiose sono generalmente deleterie per un soggetto a questo stadio.
La parte più delicata della fase paideutica, consiste nella fissazione e nella stabilizzazione della fede magistrale e autoritativa iniziale. Occorre avere presente che la fides non è scientia, ma deve essere conseguita mediante il dialogo didascalico, la persvasio-peitho che si stabilisce deve essere dunque costituita dall’azione dialogica magistrale, perciò il credere deve essere razionale. Se la fides non fonda su questa azione magistrale è una fides irrazionale, una “vana fides”1, una alogon pistis, determinata da un credere prodotto da un’azione di persuasione irrazionale che fa leva su opinione, fantasia, emozione, sensazione, passione, ecc., ma non su scientia. Questa fides, vana e vacua, è perciò soggetta ad alterazioni continue e può essere modificata da diversi accidenti, perché non è fondata epistemicamente, né è costituita mediante autorità. L’ascolto di opinioni soggettive umane, non accertate, l’influsso delle passioni, la superbia, la negligenza nel dialogo magistrale, l’ascendenza costrittiva dei demoni inferi, possono corrompere la debole fides iniziale.
Il retto credere non deve essere mai confuso con la credvlitas, ciò che è credibile non necessariamente è vero. Se si manca della fonte autorevole, della dialettica scientifica e persino della logica, non vi è scampo alla credvlitas e da ciò che essa comporta. Allo stesso modo la fides-credo irrazionale riposta nei Maiores deve essere evitata.
La stabilizzazione della recta fides necessita del processo purificatorio, che arresta l’approccio irregolare e irrazionale alla Sapientia Maiorvm. Molti si ingannano pensando che nella tradizione patria non vi sia una norma fissa a cui attenersi, un “dogma” o un “pragma” in cui aver fede, è esattamente il contrario. La doctrina e la disciplina implicite nel Mos Maiorvm, espressione della Avctoritas Maiorvm, sono ciò in cui il pivs romano-italiano crede, a cui si attiene in modo retto, in esse egli pone la sua fides, da ciò deriva la ortoprassi e dunque l’azione misurata, rituale, conforme alla Sapientia Divina. Ogni defezione dal Mos Maiorvm è una deviazione dalla retta via, dalla giustizia, perciò è un’empietà. Il primo grado di partecipazione alla Sapientia Maiorvm si avrà solo a partire dalla costituzione della recta opinio, frutto del retto credere sul quale fonda la fides, dalla quale a sua volta procede il timor Dei. Religio e timor Dei sono sempre congiunti nella pietas romano-italiana:
Connexa enim svnt timor et religio.
La religione consiste nel timore degli Dei e negli uffici che si rendono loro.
Il religiosvs è fortis, teme rettamente, è timoratvs, il timor religiosvs non ha però nulla di irrazionale, non è pavor che paralizza o inibisce, né tremor, né terror, ma è temere, dalla radice tem-, presente anche in tem-plvm, tem-pvs, il cui senso è misurare separando, delimitare ordinando, circoscrivere secondo giusta misura un’azione, un oggetto, uno spazio, ecc.. L’animvs immanente, nella conoscenza del suo statvs, si stabilisce nella modestia, perciò nel temere riconosce l’identità di essenza con gli Dei, ma distingue il grado di potenza e di funzione che esso ha rispetto ad essi. Nel colere Deos, l’animvs si rivolge al nvmen degli Dei, mediante un timor razionale, lucido, prudente, che gli consenta di rispettare sempre scrupolosamente le gerarchie degli stati dell’Essere e della Potenza Divina. Solo chi dispone del retto timor Dei non è temerarivs, né timidvs, perciò non esce dalla misura rituale, non cade nella superbia o nella viltà, non incorre in atti privi di scrupolo religioso, di pietas. Il soggetto che non teme rettamente gli Dei non può essere religiosvs, senza timor Dei non vi è religio, ma svperstitio o neglegentia. Nel timor Dei rientra anche il preciso possesso della conoscenza di ciò che dipende dall’animo, di ciò che è suo proprio, di ciò che è in suo possesso e deve essere attuato, e di ciò che non dipende dall’animo, di ciò che non è suo proprio, che non è in suo possesso, perché dipende dagli Dei, dalla Provvidenza, dal Fato, da Fortuna, ecc., da ciò che deve essere rettamente rispettato mediante la pietas, un rispetto che conduce a felicitas e beatitvdo.
Sapere cosa è dovuto agli Dei, affinché l’Ordo dell’Essere e del Bene sia mantenuto nell’ordine della civitas, è proprio del religiosvs, esso è il solo che può eseguire con scrupolo fedele, con religio, l’ufficio dell’animvs divino immanente. Oggi diversi individui approcciano la religione patria afflitti dal temerare, ma “temerare violare sacra et contaminare”, perciò caratterizzati da temeritas scadono nella impietas, nel culto smisurato e non razionale, errato, per eccesso o difetto, contrario a prvdentia, alla virtù che consente di conoscere e distinguere ciò che vi è da temere e ciò che non è da temere nell’ambito della religio, di ogni azione e quindi di evitare sia la superbia che l’umiltà-viltà, oltre alla superstizione.
Il mancato completamento della catarsi propedeutica, mantiene continuamente il soggetto nell’autoreferenzialità opinativa e superba, nella cogitazione priva di fondamento epistemico, sconnessa dalla realtà e perciò vuota di essere. Le suggestioni e i suggerimenti dei demoni sono altrettante azioni cogenti, di carattere deviante, che l’animo subisce inconsciamente. Infine le caratteristiche natali del soggetto, quando sono di tipo somatico-carnale o psichico-animico, possono rendere più difficile l’acquisizione del retto assetto religioso. I soggetti del primo tipo inclinano ai sensi e al torpore relativo, all’irrazionalità e alla fede alogica, i soggetti del secondo tipo inclinano all’attivismo pratico esteriorizzante e al razionalismo critico e superbo. La gravitas, la modestia, il dialogo magistrale serrato, lo stvdivm, il regime di purità, l’amore degli dei, la fides-deditio-obavdentia rafforzano e stabilizzano la fides, mentre la retta ricezione del Verbo Patrio, secondo il retto credere, l’accresce.
È con l’Amor Dei4 che si completa la conversione dell’anima e si stabilisce la retta disposizione dell’animvs religiosvs alla Luce della Sapienza Divina. In questo Amor si polarizza tutto lo spirito del soggetto, ogni sua tendenza, anche di tipo irrazionale, viene unificata e concentrata sullo Spirito Divino, sulla Volontà di Dio Padre, Ivpiter, ciò comporta una comunione profonda con lo spirito religioso romano-italiano, col genio di Roma e con il relativo fato. Quando tutta la volontà e il senso sono determinati secondo il fine della religione, tutta l’anima si stabilisce nella comunione fatale col genio romano, tutta la persona viene così “romanizzata” a tutti gli effetti.
Il cuore è il luogo sacro in cui si compie quella conversione di amore, che trasforma la cvpiditas e l’amor proprio nell’Amor Dei, nell’Amor Fati, in Amor Romae. Quando questo Amor è stabilito nell’animvs, la Venere genitrice e il Marte celeste vengono attualizzati, resi presenti inizialmente nel cuore del soggetto, il quale è così compiutamente allineato alla missione romana e condivide in maniera essenziale il fato di Roma-Italia. Tutta la vita pratica della persona, in virtù di tale amore, viene ordinata alla pietas romano-italiana e finalizzata alla Salvs Pvblica Vniversalis in accordo coi Fata Iovis. Per l’animvs, vivere diventa militare nell’ufficio divino assegnato ai romano-italiani, ogni suo atto viene perciò fondato sulla pietas patria e sulla missione di Impero che attua la Pace Assoluta.
L’animvs e il cuore della persona disposta, convertita, ardono dell’amor patrio, la Dea Roma ha chiamato e l’animo ha risposto, il bacio della Dea è stato ricevuto, la prima germinazione del vir è avvenuta. Dopo la prima apertura del cuore, l’aspirazione alla gloria olimpica eterna diventa via via bruciante, totalizzante, una volontà ardente, un amore eroico e virile si erge dall’animo al Cielo, si allinea al fronte dei Padri, si conforma alla militanza nella pietas divina che conduce alla perfetta Pax Avgvsti. La persona così si trova nelle migliori condizioni per intraprendere il cammino sulla via regale divina che i Padri hanno percorso nei millenni, ormai la riva della morte viene abbandonata e la sponda della immortalità gloriosa è ambita con tutto l’animo. Un profondo amore unitivo caratterizza l’animvs convertito, la certezza incrollabile nella meta spinge la volontà a percorrere la via dei Padri che conduce all’apice divino, alla pienezza augusta. Qualunque indirizzo che non conduca alla Gloria Eterna, che non renda l’animvs magnvs, che non attui la perfezione dei Fata Iovis viene via via abbandonato. La disciplina dell’ardente aspirazione stabilisce l’animvs nell’Amor Dei e porta a compimento la dispositio-conversio.
La persona giunta a questo stadio dell’itinerario religioso preliminare può accedere regolarmente e compiutamente alla religione romano-italiana. Affinché la sua azione e la sua vita siano correttamente integrate nell’identità geniale romano-italiana, l’animo deve ordinare ogni operazione dell’anima alla specifica forma religiosa patria. Per realizzare questa conformazione è necessaria una preparazione preliminare per l’accesso agli stvdia che si svolgono nell’Athenaevm, secondo modalità “classiche”, canoniche, perciò è richiesta la presenza della retta discenza. Il soggetto dedito alla disciplina, in possesso del retto stato di discernimento, è discipvlvs, il suo stato è caratterizzato da silentivm, obavdientia, fides, qualità che consentono all’animo di porsi adeguatamente di fronte all’autorità spirituale che trasmette il Verbo Patrio, di ricevere l’influsso augusto e l’ammaestramento divino che ne deriva. La discenza regolare prevede l’esercizio canonico del dialogo magistrale, secondo le modalità classiche proprie alla scolastica romana e filosofica, modalità che devono essere conosciute per praticarle regolarmente. Il discepolo deve avere sempre presente che egli tratta con l’autorità spirituale che presentifica la Verità Divina e il Mos Maiorvm, perciò deve adeguare la sua ricezione del Verbo alle modalità dell’insegnamento magistrale, fondato sulla certezza inopinabile della tradizione. La ricezione, la comprensione, l’attuazione e la tradizione del Verbo Patrio esigono fides, amor, obavdientia, oltre a obseqvivm, deditio, reverentia, verecvndia. Queste qualità religiose del figlio-discepolo consentono, unitamente all’esercizio della correttezza, la orthotes, e della chiarezza nel dialogo, sapheneia, di giungere alla comunione delle essenze spirituali, e dunque alla omologia geniale col Pater, mediante la quale il filivs-discipvlvs partecipa del Nvmen Dei.
L’animvs mediante l’atto aggregativo gentilizio diventa filivs e dunque si pone nella condizione di ricezione della paternità spirituale, nella quale si presentifica la catena aurea della traditio dei Padri. Se l’animvs presenta fides-amor, riceve dal Pater l’influsso augusto degli Dei e dei Padri. Stabilito nel silenzio della pietas patria e nella deditio, il filivs rimuove la superbia, l’opinione vuota, l’illusione, e partecipa del Nvmen Dei e della Sapientia Maiorvm. Il giusto atteggiamento dell’animvs, di fronte all’insegnamento religioso tradizionale, si distingue nettamente dall’atteggiamento del soggetto che si dispiega nell’istruzione profana, in quest’ultimo è assente la conversione religiosa e la pratica del metodo religioso di accesso alla conoscenza divina. Il soggetto che ha ricevuto la preliminare istruzione sul retto accesso ai sacri studi romani e alle scienze religiose della tradizione, accede con regolarità alla trasmissione della religione patria e pone ogni fiducia nei Padri autorevoli, che da molteplici secoli costituiscono la misura di riferimento della tradizione, al loro magistero si riferirà senza discostarsi in alcun modo.
Il cvrsvs religioso che il discepolo affronta fonda sugli stvdia codificati e fissati nella plurimillenaria tradizione spirituale romano-italiana. L’adeguata partecipazione all’Athenaevm Italicvm A.M.V.S. richiede dunque la presenza di un corretto animvs religiosvs tradizionale romano-italiano, nel quale sono assenti tutti gli atteggiamenti profani e le modalità esteriori di accostamento alla tradizione. Nell’Ateneo gli stvdia si svolgono a partire dalla dimensione preliminare della fede, fino alla dimensione finale della gnosi, la costante sottomissione della ragione umana alla Sapienza Divina è comunque la postura basilare dell’animo, l’opinione profana e la curiosità sono sempre escluse. L’Ateneo non prevede apporti da studiosi profani esterni, i quali rappresentano uno spirito inadeguato alla tradizione e si rivolgono alla religione con modalità di studio e di ricerca del tutto inappropriate per accedere allo Spirito Divino che la tradizione religiosa custodisce. Gli studiosi profani non possono essere considerati “intellettuali”, essendo essi limitati alla ragione umana, né si possono ritenere “esperti”, perché della materia trattata non hanno esperienza diretta. L’Ateneo non prevede nemmeno il contributo dei diversi cultori degli “studi tradizionali”, ai quali non va attribuita alcuna autorità, nella maggioranza dei casi, queste figure non sono che “tradizionalisti”, più o meno irregolari e profani. Queste personalità non hanno avuto un accesso adeguato alla tradizione patria, né presentano una completa e regolare formazione religiosa romano-italiana, inoltre per molteplici loro espressioni si collocano fuori dalla fede romana. Gli approcci irrazionali, senza metodo, fondati su fantasia ed emozione, sono esclusi completamente dalla regolarità religiosa tradizionale e debbono essere rimossi dalle disposizioni del discente che si appresta al cvrsvs religioso romano-italiano classico.
Quando l’adeguata disposizione religiosa è stata conseguita, l’accesso alla gens, nell’ordine apollineo, e dunque all’Athenaevm, può avvenire regolarmente.